giovedì 11 dicembre 2008

Configuratore Open Source? Sì, grazie.


In un post di qualche mese fa "Configuratore Open Source: un sogno impossibile?", stavo ipotizzando la possibilità di avviare un progetto Open Source che riguardasse il mondo dei configuratori di prodotto.
In quel "vecchio" post (risale a luglio del 2008) vi invitavo a commentare il post o a contattarmi direttamente.
Bene, grazie a coloro che l'hanno fatto ho avuto lo stimolo per andare oltre la sola fantasia ed avviare un progetto concreto.

Il progetto:
Si tratta di un modulo (plug-in) di BEEing, un Application Server Web che nasce per fornire un supporto a soluzioni enterprise di social networking e market place.
BEEing è interamente scritto in Java e si avvale di numerosi altri frameworks e librerie Open Source (Jakarta Oro, Jakarta Commons, Rome, Toplink, Sojo, Velocity, ZK, ecc..) ed è stato progettato con un'architettura nativamente modulare. Cioè, al modulo centrale ("core") possono essere aggiunti plug-in applicativi di ogni tipo (vere e proprie applicazioni, widgets, logiche applicative) che vengono caricati e riconosciuti automaticamente dal sistema.
Questa architettura dovrebbe consentire una facile collaborazione nello sviluppo "autonomo" di moduli tra i piu' disparati.
BEEing è ancora in fase ALPHA, e subisce quotidianamente delle ristrutturazioni che coinvolgono ad oggi un ecosistema di circa 6500 classi.

Il configuratore:
BEEing supporterà nativamente un modulo di configurazione, che tuttavia verrà implementato come plug-in (per lasciare il "core" il piu' pulito possibile). Allo stesso modo prenderanno vita altri moduli, tra cui il modulo CRM.
Il modulo di configurazione è ancora in fase di progettazione e stà mutuando l'esperienza di diversi anni passati a progettare "sistemi esperti" per l'ausilio alla configurazione e per la gestione della conoscenza.
In questa fase stiamo valutando anche l'integrazione con sistemi o soluzioni commerciali esistenti (verranno integrati in modalità "connector-widget").
BEEing è un sistema "aperto" in tutti i sensi, e non preclude nessuna soluzione (neppure quelle proprietarie).
Quindi, se siete detentori dei diritti di una qualche soluzione commerciale di configurazione o di gestione delle regole di configurazione, avrete la possibilità di far parte del progetto.

A.A.A Risorse cercasi:
Non dovrebbe servire neppure dirlo, ma i progetti Open Source sono sempre alla ricerca di contributi di ogni genere, dai programmatori ai grafici, passando dagli analisti.
Per questo motivo, spero molto presto, allestiremo una piattaforma di social networking (forse su Ning o Facebook, o forse TamTamy, ma magari BEEing stesso) per la gestione del progetto e per facilitare la collaborazione e la conversazione tra i membri del Team.
Voglio stimolarvi a partecipare, secondo la logica e la filosofia dell'Open Source, delle Wikinomics e del Crowdsourcing (anche se non sapete cosa siano :)). Ogni contributo, anche molto piccolo è ben accetto perchè centinaia di piccoli contributi, migliaia o milioni di piccoli contributi hanno reso possibili progetti come Wikipedia e Linux.
Perciò non pensate mai "Tanto a cosa servirebbe il mio contributo?", perchè la risposta sarà sempre la stessa: serve a molto, a molto piu' di quello che possiate immaginare.
Quindi, se avete esperienze nel campo della grafica, della programmazione Java, della programmazione Web in genere, se avete conoscenze nell'ambito dei configuratori di prodotto, del social networking, del community management, allora fatevi sotto.
E' ben accetto anche ogni contributo in termini di supporto morale. Se pensate che questo progetto sia una valida iniziativa, allora non tenetevelo dentro perchè molto spesso la miglior gratificazione che possiamo ottenere è proprio l'approvazione dei nostri sostenitori.

Link utili:
Per contattarmi potete utilizzare il mio indirizzo gmail che trovate su "segnali di fumo".
Il progetto lo trovate su sourceforge a questo indirizzo: http://sourceforge.net/projects/beeing/
Appena avremo approntato la community farò un post dedicato.

Allora, volete dirmi la vostra?

venerdì 7 novembre 2008

Configuratore 2.0: la parola ai nostri clienti.

Avete capito perchè la fiat 500 è un successo?
500 giorni prima del lancio, fiat ha messo on-line il configuratore della 500, chiedendo ai suoi utilizzatori di "configurarsi" il prodotto ideale.

Inizia così un'intensa campagna di "brand awareness" basata su attività tipiche del web 2.0.
Gli utenti/clienti diventano proattivi nella scelta della loro 500 ideale, aprendo un dialogo con la casa madre che a sua volta viene informata dei gusti e dei desideri dei propri consumatori.

Neppure il questionario migliore del mondo avrebbe potuto offrire a fiat tutte le informazioni che ha potuto ottenere in modo così spontaneo dai propri clienti.
Ma non basta, questa è solo la punta dell'iceberg. Fiat 500 diventa una vera e propria comunità di "clienti creativi" che crea jingle, video, pay-off, propone e remixa i contenuti istituzionali proposti da fiat.

Potrei continuare per pagine e pagine a descrivervi quanti e quali siano i vantaggi che questo tipo di attività potrebbe portare anche al vostro business, ma mi limiterò a consigliarvi di farlo da soli.
Andate sul sito di 500 (potete anche cliccare sull'immagine in questo post) e provate a riflettere.

Vedi anche:
Marketing 2.0: il valore dei nostri clienti

mercoledì 13 agosto 2008

Configuratore di... vacanze

L'idea di configuratore adottata da tripbase è simile a quella di Getty Images.
Anche qui si utilizza un comodo equalizzatore, ma questa volta per definire il livello di Shopping o Vita Notturna che si desidera in funzione del budget.

In questo modo il cliente può selezionare da un vastissimo database le mete piu' idoneee per le proprie vacanze.

giovedì 7 agosto 2008

La filosofia del 2.0

Siamo già tutti convertiti al 2.0?
Se concordate con la seguente affermazione, allora la risposta è sì.

"Impariamo di piu' quando condividiamo le nostre conoscenze ed impariamo sempre qualcosa di nuovo da ogni cliente".

E' il biglietto da visita del configuratore 2.0.
Una filosofia tanto semplice, quanto rivoluzionaria.
Condivisione. Tutti d'accordo!
Ma solo per i cinque minuti in cui leggiamo questo articolo.
In realtà, quando si parla di condivisione delle informazioni lo si fa piu' che altro pensando al sapere in senso lato, a wikipedia, o al limite ai segreti industriali di qualche concorrente :)
E' un po' come parlare di amore per il prossimo, beneficenza ed altruismo. Sono ottimi argomenti di conversazione, fuori dai confini delle nostre imprese.
Ma al di qua dei cancelli, nelle nostre aziende, la musica cambia: ai cori angelici che ispirano i migliori propositi, si sostituisce un rock duro e frenetico che stimola una competizione senza quartiere.

Bene, ora che ci siamo liberati dal comodo bagaglio dell'ipocrisia, possiamo dire le cose come stanno: Per noi la condivisione è una strada a senso unico che confluisce verso i nostri cancelli, ma non ne esce mai. Col cavolo che condivideremo mai il frutto del nostro duro lavoro.
E questa è la filosofia della maggioranza delle imprese, altro che 2.0.
Sì, perchè l'abilità e l'abitudine di proteggere le proprie informazioni è contagiosa e non si limita a proteggere solo la fuoriuscita delle stesse dai confini aziendali, ma agisce in modo radicato e distruttivo soprattutto all'interno.
Siamo talmente abituati a non condividere, che neppure ce ne rendiamo conto.
Nascondiamo informazioni indiscriminatamente ai nostri clienti e ai nostri collaboratori, ed i nostri collaboratori "imparano" a nasconderle a loro volta ai loro colleghi.

Ovviamente ho un po' esagerato. Ma non troppo.
Ci sono informazioni che possono essere condivise con tutti (concorrenti compresi), altre che dovrebbero essere condivise solo tra addetti ai lavori o con i propri collaboratori.
Il fatto è che sempre piu' spesso mi capita di osservare imprese in cui le informazioni ristagnano.
Difficilmente, per esempio, il sapere e l'esperienza di un vecchio funzionario commerciale viene condivisa con i nuovi colleghi, come se facendolo si perdesse qualcosa in termini di potere o rispettabilità. Questo avviene in ogni settore, e le imprese ci rimettono un capitale immenso.
E non crediate che così, per lo meno, ci siano minori rischi di fuga di informazioni. Avere poche persone che concentrano gran parte del sapere aziendale, spesso all'insaputa del management, non può che aumentare il rischio di perdere qualcosa di importante (anche se non sappiamo bene cosa).
Vi è mai capitato che un vostro collaboratore sia passato, o abbia minacciato di passare alla concorrenza? Siete in grado di dire cosa avete o avreste perso?
Se lo aveste saputo, non avreste dovuto cedere al suo ricatto o sareste stati pronti a rimpiazzare la perdita.

In ogni caso il sapere, a mio parere, dovrebbe essere di proprietà dell'impresa e non esclusiva di singoli impiegati, e dovrebbe essere messo a disposizione di tutta l'azienda.
Ed eccomi al punto: un configuratore serve anche a concentrare il sapere in uno strumento in grado di riversarlo sugli operatori autorizzati.
Ma non solo, un configuratore 2.0 può fare molto di piu', può aiutare i propri utenti a condividere.

Quando parlo di "configuratore 2.0" non parlo di uno strumento unico (e con doti magiche), ma di uno strumento integrato in una soluzione "enterprise" (con un adeguato livello di autorizzazione e profilazione) in stile web 2.0.
Parlo di un configuratore inteso non come unico strumento in grado di supportare la rete vendita o i clienti nella stesura di un preventivo o di un ordine, ma di un insieme di strumenti (tra cui anche il modulo di configurazione) integrati in grado di gestire e valorizzare il know-how dell'impresa (che non sempre proviene esclusivamente dall'interno).
Una piattaforma integrata (magari open source - ci ritorneremo sopra) che metta a disposizione degli utenti un modulo di configurazione, un CRM, un wiki, un blog, un motore di ricerca interno ed il concetto di folksonomy (possibilità di taggare le informazioni).

In definitiva, una piattaforma "enterprise 2.0" con uno spiccato senso per gli affari :)
Pensate sia impossibile?

mercoledì 30 luglio 2008

Configuratore Open Source: un sogno impossibile?

Come gia detto piu' volte, il termine "configuratore" racchiude in se una serie di concetti tra loro molto differenti.
Ecco perchè quando parliano di "configuratore" dovremmo specificare anche se intendiamo tecnico o commerciale.
Sono due mondi completamente separati, con caratteristiche nettamente differenti, obiettivi contrastanti e target di utenza incompatibili (anche se continuo a vedere che molti produttori sono i primi a fare confusione).
Un po' come cane e gatto, il tecnico ed il commerciale non perdono occasione per mettere in evidenza i loro differenti punti di vista.
Apro questa parentesi, perchè in questo post parleremo esclusivamente di "Configuratore Commerciale".
Se ancora non avete ben chiara la distinzione tra i due sistemi di configurazione, continuate a seguirmi e avemo modo di riparlarne.

Questa mattina, tuttavia, mi sono svegliato con questa domanda: E' possibile realizzare un sistema di configurazione commerciale come prodotto Open Source?
Ho cercato un po' su internet e devo dire che non sono riuscito a trovare nulla di rilevante.
Me lo aspettavo, siamo in una nicchia. Ciò non toglie che il mercato non richieda una soluzione di questo tipo (anzi, se vi interessa non esitate a commentare questo post: è così che partono i progetti aperti).

Piu' ci penso e piu' mi convinco che sia possibile. Sai com'è quando hai qualcosa che ti ronza nella testa ma non riesci ancora bene a focalizzare?
Allora ho cominciato a chiedermi quali caratteristiche avrebbe dovuto avere questo ipotetico "configuratore di prodotto commerciale" Open Source.
  • Fruibile: Deve essere facilmente raggiungibile dagli utenti, sempre ed ovunque. Non deve richiedere installazione di software sulla macchina client.
  • Rich: Deve disporre di un'interfaccia semplice ma ricca di funzionalità. Dopotutto stiamo parlando di una piattaforma orizzontale per la configurazione di prodotti.
  • Integrabile: Dovrebbe poter comunicare con altre soluzioni software, come ERP o CRM. Trattandosi di un configuratore commerciale, sarà un prodotto "sponsorizzato" dalle imprese verso i loro clienti, che si innesta quindi in una importante fase del cliclo attivo. Credo quindi che la possibilità di comunicare con altre applicazioni, o addirittura di poter essere integrato o di integrare soluzioni esistenti siano caratteristiche importanti.
  • Personalizzabile: E flessibile. Ogni prodotto ha le sue caratteristiche e peculiarità, perciò non sarà rara la necessità di integrare il flusso di lavoro del processo di configurazione con "plug-in" personalizzati.
Cos'altro richiedereste al vostro configuratore commerciale ideale?

venerdì 18 luglio 2008

Configuratore ispirato...

Stavo cercando un esempio da proporvi per chiarire il concetto di Configuratore costruito per gli utenti.

Allora ho aperto del.icio.us (una delle mie fonti di ispirazione preferite) ed ho cominciato a navigare i tags degli utenti.
Scopro che molti utenti hanno usato "inspiration" come tag per divesi siti veramente eccezionali (potenza della folksonomy).

Ed ecco arrivare la soluzione: un configuratore di stati d'animo.
Il configuratore appartiene a Getty Images, un sito di vendita di immagini e librerie audio a tema.

E' un ottimo esempio di configuratore costruito per gli utenti, e non per il prodotto.
Gli autori hanno adottato un punto di vista in soggettiva, mettendosi nei panni dei loro clienti.
Cosa cercano i loro clienti tipo? Ispirazione. E l'ispirazione è legata agli stati d'animo.
Ed ecco un configuratore di stati d'animo. Impostate i parametri e godetevi lo spettacolo.

Se poi le immagini che avrete visto ed i suoni che avrete udito vi saranno piaciuti, potrete acquistarli.
Avete notato che al centro di tutto ci siete voi, con i vostri stati d'animo, alla ricerca di un'ispirazione? Il prodotto (foto e immagini) sono in secondo piano, sono scontati.

Credo sia un bellissimo esempio, non solo di configuratore, ma anche di creatività e pensiero divergente.

sabato 12 luglio 2008

Configuratore 2.0: Oltre la punta del nostro naso...

Nell'era del Web 2.0 e dell'Enterprise 2.0, non posso resistere alla tentazione di reinterpretare anche il "configuratore" secondo lo stesso paradigma: la collaborazione con gli utenti.

Si tratta di "allargare" i nostri orizzonti, passare da una visione di tipo "short-sight" ad una "long-sight".
Ora, pensando al configuratore come ad uno strumento "product-centered", avete lo stesso punto di vista del passero nella foto. Anche indossando gli occhiali, la sua visione si limita ad un "orizzonte di prossimità" (short-sight).

Invece, vi invito a seguirmi in un processo di rivisitazione del concetto di "configurazione".
Provate ad immaginare un configuratore "user-centered".
Se state pensando che lo scopo di un configuratore sia "configurare un prodotto", vi state sbagliando di grosso: il vero scopo è dare "risposta" ad una "domanda", e la configurazione del prodotto è la logica conseguenza.
Ciò che fa un configuratore è dialogare col vostro cliente.
E' il cliente ad essere al centro dell'attenzione, i suoi desideri, non il vostro prodotto.

Solo i configuratori tecnici si devono preoccupare esclusivamente del prodotto. I configuratori commerciali, invece, devono dedicare tutta la loro attenzione alle richieste del cliente (esattamente come farebbe un buon venditore).

"Dialogare" con il cliente significa anche ascoltare, raccogliere le richieste del cliente o dell'utente del nostro configuratore.
E' l'utente a guidare il vostro configuratore (e non sempre l'utente è il cliente stesso, può essere un agente, un rivenditore o un collaboratore), il vero protagonista.
Se avete un configuratore, e l'avete pensato partendo dal prodotto, probabilmente non stà lavorando come vi sareste aspettati.
Come capire se il configuratore è pensato sul prodotto e non sugli utenti?
Semplice, se gli utenti trovano il configuratore troppo complesso, allora è stato pensato "attorno" al prodotto.

Se avete pensato il configuratore attorno al vostro target di utenza, allora avete compiuto il primo passo verso il duepuntozero. Ma siamo sollo all'inizio.
Pensate se gli utenti del vostro configuratore potessero commentare e "taggare" le loro configurazioni, condividendole con altri utenti. Voi scoprireste diversi punti di vista del vostro prodotto, ed i vostri utenti avrebbero a disposizione tutta una serie di soluzioni già sperimentate (risposte alle loro domande).

Si tratta prorpio di avvicinare il configuratore commerciale al concetto di community. Oserei quasi dire che il concetto di configuratore sembra nascere proprio per servire "comunità di pratica". Gruppi di persone (esperte e meno esperte) che hanno gli stessi interessi di pratica (solitamente Funzionari Tecnico-Commerciali) e che vedono nel configuratore un valido strumento di risoluzione di problematiche ben definite ed un insostituibile sistema di accrescimento culturale.

Se un vostro Funzionario Tecnico-Commerciale particolarmente ingegnoso dovesse adottare una particolare configurazione per la risoluzione di una problematica sottopostagli da un cliente, pensate non sabebbe felice di mostrare ad altri il proprio operato? E pensate che i suoi colleghi non sarebbero felici di scoprire che esiste una soluzione per quel determinato problema?

Condivisione e valorizzazione delle soluzioni di configurazione sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano il Configuratore 2.0.
E' fuori dubbio che il configuratore vi aiuti a ridistribuire il know-how (tecnico e commerciale) alla vostra rete di utilizzatori, ma fino ad ora non vi eravate mai neppure chiesti se potesse in qualche modo contribuire anche alla crescita ed all'innovazione.
La risposta è sì, può farlo se lo sposate alla filosofia del Web 2.0.