Negli ultimi anni
l'interesse per i configuratori è cresciuto notevolmente, soprattutto nel mercato italiano.
Lo dico perchè ho visto crescere di molto gli accessi ai miei siti che parlano di configurazione di prodotto.
A leggere i miei articoli sulla configurazione di prodotto non sono certo i consumatori finali, ma i software designer, gli sviluppatori e gli imprenditori che voglio capire di piu' di questo mondo così affascinante ma terribilmente variegato e complicato.
Tuttavia, nonostante l'interesse, devo dire che non ho visto progetti interessanti messi in atto dalle PMI tranne che per alcune rare eccezioni come per esempio
Albini & Fontanot con il suo configuratore di scale.
Chi domina il mercato con soluzioni custom sono i grandi player, come
Nike,
Burberry e molti altri del settore automotive.
Il 2012 sarà un anno caratterizzato da scelte coraggiose, e non potrebbe essere diversamente per gli imprenditori italiani. Il potere d'acquisto dei consumatori (italiani in particolar modo) ha raggiunto il minimo storico e questo non lascia certo presagire un 2012 all'insegna di un incremento nelle vendite.
DIY, il valore aggiunto del configuratore di prodotto.
Le PMI italiane si sono distinte da sempre per la creatività e la capacità di interpretare i prodotti secondo i gusti dei propri clienti (e non del mercato globale). Non siamo certo competitivi se confrontati in termini di costo del lavoro a Cina, India o anche solo ai nostri cugini dell'est Europa.
Tuttavia abbiamo qualcosa di unico che nessun altro possiede, la capacità di ascoltare i nostri clienti e di produrre qualcosa secondo il loro gusti, come se loro stessi partecipassero alla creazione del prodotto dei loro sogni.
Ogni consumatore ha un'idea, piu' o meno vaga,
di cio' che vuole. Non è in grado di progettarla, disegnarla o spiegarci dettagliatamente come costruirla, ma ha i propri gusti in termini di accostamento dei colori, dei materiali che preferisce o dei suoni che vuole ascoltare. Ogni persona è diversa, per fattori genetici o culturali, ed ognuno di noi ha i propri gusti.
Soddisfare i gusti personali di ogni cliente è l'arma vincente e la scelta che dovremmo fare in questo 2012.
I clienti sono disposti a pagare di piu' per un prodotto personalizzato, lo preferiscono e se coinvolti attivamente nel processo di definizione del prodotto sono anche disposti a promuoverlo verso i loro amici e conoscenti.
Questo l'ho fatto io.
DIY è l'acronimo di Do It Yourself, cioè "Fai da te".
Obi, LeroyMerlin, Brico, e compagnia sono i paladini di questa relativamente nuova filosofia.
Alla gente piace partecipare attivamente alla costruzione di qualcosa, al di la del risparmio (che in realtà non sempre c'è).
Personalmente ho sempre preferito farmi le cose da solo. Sono nato in un'officina meccanica, mi sono sempre costruito i giocattoli con il ferro ed il legno che trovavo tra gli scarti delle lavorazioni del nonno. L'ho fatto e continuo a farlo, non per risparmiare (il tavolo che mi sono fatto per la cucina è costato circa 4 volte uno dei migliori tavoli in commercio) ma per il gusto e la soddisfazione di farlo, di avere qualcosa di unico.
Ma non tutti hanno imparato a saldare all'età di cinque anni nell'officina del nonno.
Dare a tutti la soddisfazione di "fare" i propri prodotti.
Oggi dedico quasi tutto il mio tempo al mio lavoro e non potrei costruirmi un nuovo tavolo neppure con tutto l'impegno e la buona volontà di cui sono capace.
Probabilmente ci sono molte persone che di tempo ne hanno piu' di me, ma che magari non hanno la stessa passione per il "manufacturing" dilettantistico o le stesse capacità manuali.
Tuttavia se il vostro prodotto disponesse di un buon configuratore, tutte queste persone sarebbero vostri potenziali clienti. Questo target è fatto di persone a cui piace poter dire "Questo l'ho fatto io". Con un configuratore di prodotto possono dire "Questa soluzione l'ho assemblata io".
Dare a pochi la possibilità di creare un prodotto esclusivo.
L'altra faccia del DIY è l'esclusività del prodotto che si acquista.
Mentre il
KIT di montaggio è il risultato finale di un mercato globale e omologato, il
DIY è esattamente l'opposto ed esalta l'unicità dei prodotti esclusivi e personalizzati all'estremo.
E' solo una questione di approccio e di prospettiva nell'affrontare il mercato.
L'ha capito bene
Burberry, che consente ai propri clienti di personalizzare all'estremo il proprio trench fino ad avere un prodotto esclusivo che può arrivare a costare anche 4.000 dollari (circa 6 volte il costo del prodotto standard).
Questo target è differente dal precedente, non ha velleità artigianali di nessun tipo e vuole un prodotto esclusivo.
Le due facce del DIY: personalizzazione ed esclusività
Riassumendo, il DIY ha due facce:
- Personalizzazione: per chi ama fare le cose con le proprie mani e poter dire "Questo l'ho fatto io"
- Esclusività: per chi cerca prodotti esclusivi e vuole poter dire "Questo ce l'ho solo io"
Sono due target differenti, ma che possono essere serviti "magicamente" con lo stesso prodotto finito.
Si tratta tuttavia di definire le giuste strategie marketing e di impostare la comunicazione sul prodotto di conseguenza.
I processi industriali di produzione devono essere standardizzati, ma questo non vuol dire che il marketing non possa definire i propri obiettivi e le proprie strategie in funzione di target differenti.
Le due facce del DIY non si escludo a vicenda, ma devono essere tenute ben separate. Solo così la vostra azienda ne godrà a pieno.
Cio che acquista o prenota il vostro cliente mediante il configuratore, non è l'oggetto che voi avete prodotto (magari già a magazzino) e gli consegnerete, ma quello che lui desidera.
Questo è quello che fanno per voi un configuratore di prodotto e la giusta strategia di marketing, vi aiutano a dare al vostro cliente proprio cio che lui desidera.